Viaggi di casa mia: a passeggio sulle colline di Ramallah e gli olivi di Jenin
Il paesaggio stravolto dall’occupazione israeliana

“Quando ho cominciato a fare passeggiate sulle colline palestinesi non mi rendevo conto di attraversare un territorio che stava scomparendo”. Così Rajah Shehadeh introduce il suo volume Il pallido dio delle colline. Sui sentieri della Palestina che scompare, un volume che mette a fuoco uno dei tanti problemi causati dall’occupazione israeliana della Palestina: la distruzione del paesaggio, il fatto di renderlo inaccessibile ai suo abitanti, di snaturarlo, di incapsularlo tra fili di ferro, muri, posti di blocco, e colate di cemento. Quello stesso paesaggio che era rimasto inviolato per secoli!
Il viaggio che compie Rajah è un viaggio dell’interno, il viaggio che i palestinesi fanno per mantenere la memoria dei luoghi, che è la memoria della loro storia, la memoria della loro tradizione.
Con lui discuteremo sia dei temi che sono propri del viaggio, sia di quello specifico girovagare fra le colline della Palestina che nel suo libro ci propone. Con lui partiremo così per la sarha, per un vagabondaggio senza meta e senza limiti di tempo, “per nutrire l’anima”; con lui riprenderemo i temi della reinvenzione storica della Palestina; osserveremo il paesaggio trasformato dall’occupazione israeliana; rifletteremo sui contraddittori sentimenti del legame di israeliani e palestinesi con la stessa terra. Verificheremo infine come anche l’azione dello scrivere sia in fondo un’altra forma di viaggio, un viaggio dalla “conclusione inquieta”.

La discussione si alternerà a letture tratte sia dal volume di Rajah Shehadeh, sia da quello, egualmente intenso e suggestivo, di Murid Barghuthi, Ho visto Ramallah, comparso qualche anno prima a seguito dei pochi spiragli di mobilità concessi dagli accordi di Oslo.

Sarà invitata la Casa Editrice EDT, che ha pubblicato la versione italiana del libro di Rajah Shehadeh.

Introduce: Maria Nadotti
Discutono: Sami Hallac, Susan Abulhawa, Laura Ferrero, Mourid Barghouti
Sala polifunzionale Museo d’Arte Orientale (MAO) Torino
3 aprile 2014