L’Occidente “scrive” la Terrasanta. Dal viaggio filosofico al viaggio di gruppo
Viaggiatori, esploratori e pellegrini al tempo del colonialismo

Questo modulo è la continuazione cronologica di quello precedente, anche se le testimonianze proposte hanno una maggior valenza corale, espressioni come sono di un percorso che vede moltiplicarsi i suoi attori.

Si mette in evidenza la strumentalità del racconto di viaggio al colonialismo, un colonialismo che, a differenza di altre regioni mediterranee, in Palestina assume la veste dell’uso politico dei “luoghi santi”. Molto rilievo è dato allo sguardo femminile più attento di quello maschile alla quotidianità, alla gente e spesso più acuto perché meno legato a stereotipi e a obiettivi politici.

Il primo dei personaggi in passerella è Lady Montague, che non è mai stata in Palestina, ma che ha avuto un ruolo pionieristico nell’approccio femminile al mondo arabo musulmano. Seguono Constantine Volney, figura esemplare del viaggiatore filosofo del tempo dei lumi; François René de Chateaubriand, l’incarnazione del viaggiatore romantico, del paladino dell’espansione coloniale nella regione; Alphonse de Lamartine, espressione – si potrebbe dire – di una sorta di ecumenismo, che conduce anch’esso alla giustificazione dell’intervento europeo nell’area; Edward Robinson, l’americano “inventore” dell’archeologia biblica; Lady Stanhope, l’affascinante artefice di uno dei primi salotti intellettuali, interculturali e interetnici della regione; Sarah Barclay ed Elizabeth Finn, le impagabili testimoni della dimensione quotidiana della vita a Gerusalemme; Clorinda Minor, esemplare coerente, quasi fanatica, del sionismo cristiano; Flora Randegger, portatrice di “solidarietà coloniale” all’interno del mondo ebraico; Marc Twain, dissacrante nel suo modo di osservare; Freya Stark, che è stata in Palestina in un periodo tardo della sua vita, ma la cui visione del mondo arabo è imprescindibile per comprendere l’approccio che sta cambiando nella prima metà del novecento; Matilde Serao, acuta osservatrice e critica irriducibile del viaggio organizzato, con il suo dragomanno, Issa Cobrously, immolato sull’altare del turismo occidentale.

Le testimonianze sono ricostruite attraverso letture e attraverso un inquadramento storico sociale, con musiche di sottofondo e immagini proiettate. In particolare si inizierà il modulo con la lettura di un brano di Edward Said tratto da Orientalismo.

Al termine della presentazione è prevista una Tavola rotonda, cui partecipano studiosi palestinesi e europei.

Introduce e coordina: Ada Lonni
Discutono Elias Sanbar, Luigi Marfè, Francesco Surdich
Sala polifunzionale Museo d’Arte Orientale (MAO) Torino
21 marzo 2014