buongiornoBUONGIORNO PALESTINA

Fiamma Arditi – Fazi Editore – Collana Le terre – maggio 2014 – Ariccia (Roma)

Interviste, reportage

Ben poco si sa della loro vita all’ombra del Muro di cemento voluto da Israele per tenerli a distanza da sé e separati tra loro. Attraverso una fitta rete di contatti, l’autrice incontra e conosce personalmente musicisti, pittori, registi, attori, scrittori, sceneggiatori, architetti, rapper e giornalisti: tutti palestinesi dei Territori Occupati; di Gerusalemme, della Cisgiordania e della Striscia di Gaza. “Buongiorno Palestina” raccoglie ventuno di queste storie di vita e restituisce la fotografia di un popolo determinato e paziente, che ha una legittima sete di giustizia ma che sa anche gioire e amare. Il filo conduttore è anche la passione per l’arte e la fiducia nella creatività come via di salvezza. “Eppure deve contribuire a creare la speranza, deve avere a che fare col futuro, con una visione ottimista. Quando sei deluso, arrabbiato, quando non vedi luce davanti a te, sei costretto a cambiare direzione. Se imbocchi il cammino dell’arte, lei ti aiuta”. In mezzo all’assurdità e alla violenza di Israele, i palestinesi nelle situazioni più disagiate continuano a produrre arte e a mantenere viva la propria cultura. “La cultura potrebbe essere un ponte tra la Palestina e il mondo esterno…può aiutare ad attirare l’attenzione della gente, ma anche a raccontare chi siamo”. Le interviste riferite in questo reportage “Sono la testimonianza di come è forte la resistenza”.

 

darwishDARWISH  Una trilogia palestinese

Prefazione e cura di Elisabetta Bartuli – Fetrinelli Editore – Collana Le Comete – luglio 2014 – Bergamo

Antologia

È una raccolta dei tre testi in prosa più significativi di uno dei più grandi poeti palestinesi del novecento.
Diario di ordinaria tristezza (1973) è sicuramente il testo più autobiografico. In esso Darwish ripercorre il tempo che precede la scelta dell’esilio avvenuta nel 1971. Racconta frammenti della propria vita; gli arresti domiciliari, gli interrogatori degli ufficiali israeliani e il carcere. Lo “Scopo di questo diario è far sì che questa ordinaria tristezza possa un giorno non essere più accettabile”.
In Memoria per l’oblio (1987) Darwish evoca immagini e ricordi dell’assedio israeliano di Beirut nell’agosto del 1982. “Il cielo di Beirut è una grande cupola, una scura lastra di ferro…Posso prendere un gesso e scrivere sulla lavagna i nomi e i commenti che voglio. L’idea mi attrae. Che cosa scriverei se salissi sul tetto più alto? Non passeranno? L’hanno già scritto…Tutte le lettere si sono sparpagliate via dalla mia memoria e dalle mia dita. Ho dimenticato l’alfabeto. Ricordo solo sei lettere: b e i r u t”.
Nel terzo testo, costruito sulle antitesi vita-morte, presenza-assenza, casa-esilio, poesia-prosa, sono contenute le meditazioni liriche di Darwish sull’amore, il desiderio, la Palestina, la storia, l’amicizia, la famiglia, la vita e la morte. Consapevole che la sua morte era imminente, con In presenza d’assenza (2006) Darwish lascia una sorta di testamento in prosa che coincide con l’addio dello struggente poema Il giocatore d’azzardo (2009) che chiude la trilogia.
“Darwish non era ambasciatore del suo paese ma un poeta slegato dalla nazionalità e dal passaporto. Certamente la Palestina era il suo humus, la terra dove affondava le radici: la sua flora e la sua fauna, la sua musica e le sue nuvole, ma tutto questo non doveva essere il suo limite. Se parla di terra, quella terra è proprio la sua terra. Non si è mai impantanato nelle chiavi di lettura che davano della sua opera”. (Elias Sanbar)

 

diari dell'occupazioneDIARI DELL’OCCUPAZIONE

Raja Shehadeh – Castelvecchi Editore – Collana Diwan – aprile 2014 – Isola del Liri (Fr)

Diario

Fare un picnic sotto lo sguardo sospettoso dei soldati israeliani, affrontare estenuanti e umilianti posti di blocco per visitare un parente, sperare che la propria posta non venga intercettata, andare al lavoro sotto la minaccia costante delle aggressioni dei coloni…Una attenta e consapevole descrizione della vita quotidiana nei Territori Occupati nel periodo che va dal 2009 al 2011. Sono gli anni in cui le condizioni di vita peggiorano drasticamente con l’inasprirsi del controllo israeliano, mentre l’Autorità Nazionale Palestinese lotta per ottenere il riconoscimento come membro osservatore all’Onu e la Primavera araba inizia a scuotere gli equilibri del Medio Oriente. Raja Shehadeh, scrittore, avvocato e fondatore dell’associazione per i diritti umani “al-Haq” (in arabo, il diritto), con gli occhi aperti sulla realtà che lo circonda, passeggia per le strade di Ramallah, cura il proprio giardino, raccoglie le storie dei vicini, lotta ogni giorno con la sua frustrazione, costretto a confrontare le speranze pacifiste del padre, assassinato nel 1985, con l’assenza di ogni credibile prospettiva di cambiamento. “Diari dell’Occupazione” ricorda anche la Palestina del mandato britannico; quella di prima del 1948 quando i palestinesi organizzavano una serie di festival di musica popolare come il “Nabi Rubin Festival” di Jaffa e il “Nabi Musa” di Gerico. “Col tempo questi festival vennero proibiti, limitati o persero gradualmente la loro popolarità, fino ad essere depennati dal calendario”. Ora anche la stagione della raccolta delle olive, che prima era allegra e festiva, è diventata “una lotta continua con i coloni ebraici che impediscono ai contadini di raggiungere i loro campi per la raccolta”. Il volume si conclude con la morte di Sabri Garaib; il primo caso affidato nel 1982 a Shehadeh dall’associazione “al-Haq”. “Negli anni successivi e fino alla sua morte, Sabri aveva combattuto ripetutamente i coloni per tenersi aggrappato alla sua terra; andò spesso in prigione per aver scacciato i coloni che provavano a impedirgli di seminare o di rimuovere le reti di recinzione che avevano eretto”. In questo quotidiano intriso di dolore e di angoscia per il futuro, Shehadeh, con la sua rigorosa aderenza ai fatti, sa aprire squarci di luce. Infatti, conclude il suo diario scrivendo “Tuttavia, qualunque strategia Israele intenda seguire, non potrà riuscire in toto, non solo per la capacità di resistenza che abbiamo acquisito in tanti anni di lotta, ma anche per la ragione ancora più semplice che, come i contadini del sud, anche noi non abbiamo alcuna intenzione di andare altrove”.

 

gerusalemme la mecca romaGERUSALEMME, LA MECCA, ROMA

Storie di pellegrinaggi e di pellegrini

Attilio Brilli – Il Mulino – Collana Intersezioni – maggio 2014 – Bologna

Turismo religioso

In questo volume, l’autore rievoca i viaggi verso le tre grandi mete dei pellegrini: Gerusalemme e la Palestina, La Mecca, proibita agli infedeli e raggiunta solo da pochi europei coraggiosi, infine Roma capitale della cristianità.
Le pagine dedicate a Gerusalemme riportano come i cristiani iniziarono a visitare la città già dal III secolo. Gli armatori della Serenissima Repubblica di Venezia assicuravano allora ai pellegrini un servizio di linea per la Terra Santa. Nel Medio Evo cristiano, Gerusalemme veniva considerata, geograficamente e teologicamente, come l’ombelico del mondo e la roccia del Calvario come il cardine sul quale si innesta l’intero dramma della stirpe umana. Ad avventurarsi verso i luoghi dove avvennero gli episodi cruciali dell’Antico e del Nuovo Testamento era tutto sommato una schiera di eletti – per lo più ecclesiastici, notabili, matrone romane, badesse – in grado di assentarsi per lunghi periodi dalle ordinarie occupazioni e di far fronte agli ingenti costi del viaggio…
La via del pellegrino muta nei secoli, si infoltisce di trame e desideri, si mischia con le vie del commercio e del potere e finisce per corrodersi. “Rileggere quelle cronache degli antichi pellegrini – diari, relazioni, memorie di viaggio, descrizioni e guide di luoghi santi – che un tempo catturarono la fantasia dei romantici fornendo loro un antidoto all’inerzia del vero, schiude per noi un duplice orizzonte. Da un lato ci consente di ricostruire mille anni di viaggio verso la Palestina, dal V al XV secolo alla ricerca della percezione del divino nei luoghi della sua incarnazione; dall’altro ci offre uno strumento essenziale per isolare il canone del viaggio moderno il quale, messo a confronto con il fremito ingenuo del pellegrino e con quello sentimentale del suo erede del XIX secolo, si rivela per quello che è: nostalgia di un orizzonte che ci appare non solo perduto, ma perfino improbabile”.

 

custodeIL CUSTODE DI TERRA SANTA

Un colloquio con Padre Pierbattista Pizzaballa

Piergiorgio Pescali – ADD Editore – Collana ADD! – maggio 2014 – Mondovì (CN)

Religioni

Il libro, partendo dal viaggio in Terra Santa di san Francesco d’Assisi, propone una ricca e approfondita intervista al francescano fra Pierbattista Pizzaballa che, dal 2004, ricopre il ruolo di Custode di Terra Santa. La figura del Custode non è solo una carica religiosa; il continuo confronto con le istituzioni locali e internazionali porta chi copre questo ruolo a trasformarsi in una sorta di diplomatico, divenendo forse la figura più attenta ai processi in atto nel Medio Oriente. Per questa sua mansione, fra Pizzaballa, da poco rinnovato nel suo mandato fino al 2016, è uno dei più stimati conoscitori del conflitto arabo-israeliano e siriano, temi che vengono affrontati durante il colloquio. Essere Custode significa anche essere protettore dei Luoghi Santi della cristianità, compito ricoperto dall’Ordine dei Frati Minori sin dal XIII secolo, quando lo stesso San Francesco d’Assisi si recò in Oriente incontrando il sultano. Il dialogo con Pizzaballa tocca temi di grande interesse, come la veridicità storico/scientifica sull’origine dei luoghi sacri, la citta di Gerusalemme, il delicato dialogo tra le fedi, i pellegrinaggi in Terra Santa. Con pazienza, chiarezza e maestria fra Pizzaballa racconta il suo difficile lavoro, il ruolo e la situazione dei cristiani in Terra Santa.

 

la piccola lanternaLA PICCOLA LANTERNA

Ghassan Kanafani – A cura di Giuseppe Pusceddu – Prefazione di Anni Kanafani – Associazione Culturale Amicizia Sardegna Palestina – dicembre 2014 – Cagliari

Narrativa contemporanea

La piccola lanterna, riproposta in una nuova veste, è il regalo che Kanafani fece nel 1963 a sua nipote in occasione del suo ottavo compleanno. “Ogni anno Ghassan era solito scrivere e illustrare un libro dedicato a sua nipote Lamis per il suo compleanno”. Il volume restituisce all’opera la sua veste originale. Oltre alla traduzione in Italiano, riporta il testo in arabo scritto dalla mano dello stesso Kanafani con il suo delicato disegno che correda le parole.
Rappresentante di Adab al-Muqawamah (Letteratura della Resistenza), quel connubio tra letteratura e impegno politico, Kanafani era anche pittore e scrittore. In molti suoi racconti è presente “Una dimensione più fantastica e fortemente simbolica”. E proprio uno dei suoi scritti “Dove il simbolismo risulta più evidente è il racconto per bambini Al-qandil as-sagir (La piccola lanterna)”. Una storia fatta di disegni e di parole nella quale una principessa, in seguito alla morte del padre, è destinata a diventare regina solo se riuscirà a compiere il volere del defunto genitore: far entrare il sole nel castello. Se non vi riuscirà, il suo destino sarà quello di finire i suoi giorni all’interno di una cassapanca di legno. Come tutte le novelle, anche La piccola lanterna si conclude con un lieto fine e un insegnamento: nel mondo esistono tante piccole lanterne che, messe insieme, possono portare i raggi del sole anche nei posti più impensati. Ma per riuscirci, occorre abbattere quei muri, alti e invalicabili, nei quali ci rinchiudiamo e con i quali ci difendiamo dal modo esterno.
“Quando Kanafani ideò la fiaba, non immaginava certo quale amaro destino avrebbe legato zio e nipote per l’eternità. Ghassan e Lamis furono uccisi dalla stessa bomba israeliana, un sabato mattina a Beirut nel luglio del 1972, mentre lo zio si recava al suo lavoro da giornalista e la nipote all’università. Sono stati uccisi, ma ci hanno lasciato questa fiaba e tante domande sulla Palestina da soddisfare.”

 

diritti umaniLA SITUAZIONE DEI DIRITTI UMANI IN PALESTINA E NEGLI ALTRI TERRITORI ARABI OCCUPATI

Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite

Prefazione di Fabio Amato – Zambon Editore – 2014

Diritto civile

Il testo riporta il lavoro di una delegazione internazionale indipendente istituita nel 2012 in base alla risoluzione 19/17 del Consiglio dei diritti umani per indagare sulle conseguenze delle colonie israeliane sui diritti civili, politici, economici, sociali e culturali della popolazione palestinese nei Territori Palestinesi Occupati nel 1967, Gerusalemme Est compresa. Gli insediamenti e i rifugiati con il loro Diritto al Ritorno sono due questioni di fondamentale importanza per la Causa Palestinese. Nella prefazione, Annette Groth scrive: “La soluzione politica e la pace nel Medio Oriente sono possibili soltanto se il governo israeliano abbandona le sue pratiche illegali – in primo luogo la costruzione degli insediamenti con tutte le sue conseguenze – e se indennizza le vittime palestinesi”. La continua confisca delle terre palestinesi per la costruzione di nuove colonie israeliane ribadiscono quanto, nel 1998, disse Sharon: “È dovere dei dirigenti d’Israele spiegare all’opinione pubblica, chiaramente e coraggiosamente, un certo numero di fatti che col tempo sono stati dimenticati. Il primo di questi è che non c’è sionismo, colonizzazione, o Stato Ebraico senza lo sradicamento degli arabi e l’espropriazione delle loro terre”. (Agenzia France Presse, 15 novembre 1998)

 

macerieMACERIE

Miriam Marino – Città del Sole Edizioni – Collana La Vita Narrata – giugno 2014 – Reggio Calabria

Romanzo

“Macerie” è un romanzo che si svolge sullo sfondo delle due Intifade e abbraccia dieci anni di storia palestinese. In un certo senso è la storia di una presa di coscienza della protagonista, l’israeliana Tikva, che si rafforza sempre più nel tempo. L’evidenza dell’occupazione non lascia spazio a dubbi e perplessità sulla strada da prendere. Così anche il lettore viene condotto piano piano attraverso lo svolgersi della storia a un’unica e sicura conclusione: Israele è uno stato coloniale che occupa militarmente un altro popolo in modo feroce e tesse una fitta rete di menzogne per nascondere la realtà, la sua decadenza morale e la sua mancanza di umanità. Nell’epilogo del romanzo, lucido e intenso come l’impegno dell’autrice per la causa palestinese, emerge una ‘dolorosa consapevolezza’: il genocidio dei palestinesi continua, ‘avvolto nella menzogna e nel silenzio’ di quel discorso mediatico che dipinge i conflitti a misura dei potenti”. (Dalla Prefazione di Geraldina Colotti).

 

 

dimenticarePER NON DIMENTICARE E ALTRI RACCONTI

Jamal Bannura – Edizioni Q – Collana Zenit – gennaio 2014 – Città di Castello (PG)

Racconti

“È una raccolta di sei racconti brevi che affrontano temi vari, sempre incentrati sulla difficoltà di vita e di rapporti, e sul desiderio di libertà e di ricostruzione dell’identità nazionale. Le tematiche sono quelle classiche della letteratura palestinese: la sensazione di isolamento dell’individuo, la sua incapacità di reagire, l’impossibilità di integrazione in una nuova società, la suscettibilità e il dolore di fronte alle discriminazioni, l’amore viscerale per la terra, il desiderio del ritorno in patria”. I personaggi sono uomini provati dalle imposizioni e dall’isolamento e donne che si rivelano eccellenti protagoniste di una resistenza che continua nel quotidiano, refrattaria a qualunque forma di concessione, compromesso e cedimento. “La mia anima non mi permette di separami dalla terra neanche per vedere i miei figli. Resto qui ad aspettare che tornino, se muoio prima almeno sarò sepolto nella terra del mio paese. E un giorno troveranno le mie ossa che ci riposano…accanto alle ossa di mio padre e dei miei nonni…e sapranno che questa terra era e resterà nostra. E questo lo testimoniano le nostre ossa che ci saranno dentro”.

 

ritorno a haifaRITORNO A HAIFA – UMM SAAD
DUE STORIE PALESTINESI

Ghassan Kanafani – A cura di Isabella Camera d’Afflitto – Edizioni Lavoro – Collana L’altra riva 84 – settembre 2014 – Roma

Letteratura

Il volume ripropone, in una nuova veste, due racconti scritti da Ghassan Kanafani nel 1969. Siamo nella seconda metà degli anni 60′; sono anni nei quali l’impegno politico si somma a quello letterario. Kanafani è il primo a parlare di Adab al-Muqawamah (Letteratura della Resistenza): una letteratura impegnata “Contraddistinta da una grande carica emotiva, frutto del diretto coinvolgimento dei singoli autori nelle vicende narrate”. Le due storie, “Pur potendo apparire datate e superate dall’evolversi naturale delle cose, sono tuttavia ancora rappresentative dell’intera questione palestinese e possono aiutare a fare capire alla generazione più giovane i tanti perché di ieri e di oggi”.
“Ritorno a Haifa” ci parla di Said che, assieme alla moglie, torna nella sua città per rivedere la sua vecchia casa, ora abitata da una famiglia di ebrei polacchi scampati ad Auschwitz. Sono trascorsi vent’anni dalla nascita dello Stato d’Israele, dalla Nakba palestinese e dall’esilio. Sono trascorsi vent’anni dal 21 aprile del 1948 “Quando la città di Haifa, così come altre città e villaggi palestinesi, nel giro di poche ore si è svuotata di una parte dei suoi abitanti”.
“Umm Saad” (in arabo – la Madre di Saad) ” È una donna vera, la conosco bene. La vedo sempre, le parlo e da lei imparo…Umm Saad mi ha insegnato molto, posso quasi dire che ogni sillaba delle righe seguenti è colta dalle sue labbra che sono rimaste palestinesi malgrado ogni cosa; e dalle sue forti mani…La sua voce, per me, è sempre stata la voce di quella classe palestinese che ha pagato caro il prezzo della sconfitta, e che si schiera ora, sotto l’angusto tetto della miseria, in prima fila nella battaglia, e paga, e continua a pagare più di tutti”. ( Ghassan Kanafani nella Dedica).

 

vagandoVAGANDO DI ERBA IN ERBA

Racconto di una vacanza in Palestina

Patrizia Cecconi – Città del Sole Edizioni – Collana Tracce – aprile 2014 – Reggio Calabria

Viaggi

Il volume è il fedele racconto di un viaggio, scandito giorno per giorno, affrontato con spirito leggero a dimostrazione del fatto che la Palestina è, e ha il diritto di essere, anche terra di vacanza. La vacanza, però non può non tener conto dell’occupazione militare e delle ferite al territorio inferte dalla illegalità israeliana che si manifesta in ogni angolo della Cisgiordania, punteggiandola di insediamenti di coloni e abbattimento di oliveti e agrumeti palestinesi, ed acqua deviata, check point militari, strade riservate ai soli israeliani e il devastante muro di segregazione ad andamento serpentiforme lungo circa 700 chilometri. Il filo verde che accompagna questi 30 giorni si snoda tra campagne, villaggi e città, monumenti e opere d’arte raccontando la Palestina della bellezza e del sopruso come fosse un corpo vivente cui la sofferenza non ha potuto togliere il piacere di ridere e la volontà di vivere.
“Questa Palestina è tutta una sorpresa. Non c’è stato viaggio in questa terra che non mi abbia fatto scoprire qualcosa di nuovo!”.

 

spadaVIVERE CON LA SPADA

Il terrorismo sacro di Israele

Livia Rokach – Prefazione di Noam Chomsky – Introduzione di Diego Siragusa – Zambon Editore – gennaio 2014

Politica

Il volume ha come sottotitolo: “Uno studio basato sul diario di Moshe Sharett e altri documenti”. Sharett, già il numero due del sionismo mondiale, Ministro degli Esteri di Israele dal 1949 al 1955 e Primo Ministro dal 1953 al 1955, affida al proprio diario i crimini dei sionisti e la pulizia etnica portata avanti con l’obiettivo di depalestinizzare e di giudaizzare la Palestina. Livia Rokach, figlia dell’allora Ministro degli Affari Interni, legge il diario e traduce le parti più sconvolgenti per denunciare al mondo intero la natura vera del sionismo e lo scopo della sua ideologia nazionalista. Il diario “Costituisce un atto d’accusa del sionismo da parte dell’ex Primo Ministro di Israele e smantella molte ipotesi errate circa il conflitto arabo-israeliano”. Getta luce sulla logica e sui meccanismi della “politica araba” di Israele tra gli anni ’40 e ’50, “La politica fotografata, nei suoi più intimi particolari, è uno degli atti isreliani deliberati di provocazione, destinato a generare l’ostilità araba e quindi a creare pretesti per interventi armati e conquista di territori”. Inoltre, offre “Un contributo decisivo e autorevole per la demistificazione del mito della sicurezza di Israele e le sue politiche di sicurezza”.