fatimaALLA RICERCA DI FATIMA

Una storia palestinese

Ghada Karmi – Atmosphere Libri – Collana Biblioteca del fuoco – settembre 2013 – Roma

Romanzo

“Quando scrissi In cerca di Fatima volevo presentare la situazione con umanità, in modo comprensibile a tutti, cercando in questo modo di allontanarmi dal linguaggio dei trattati politici, degli studi accademici, delle analisi economiche e dall’aridità della storiografia, che erano diventati ormai la norma quando si trattava di raccontare l’esperienza palestinese. Questi trattati non avrebbero mai potuto restituire il volto più intimo della vicenda, e quindi le emozioni, gli aneddoti, i pensieri e le aspirazioni delle persone coinvolte. Se gli altri fossero riusciti a vedere i palestinesi come esseri umani con un nome e una storia propri, piuttosto che come un’unica entità costituita alternativamente da “rifugiati arabi”, “estremisti”, “terroristi” musulmani, forse avrebbero iniziato a empatizzare con quelle persone, intrappolate in un vissuto di crudeltà inaudito”.
Ghada Karmi racconta la propria vita, dalla sua nascita nel 1939 al 1998. Ma narra anche la storia della Palestina in quegli stessi anni. Descrive il significato di dover abbandonare la propria casa a Gerusalemme a causa delle crescenti violenze degli ebrei nei confronti della popolazione palestinese. La famiglia è costretta a fuggire in Inghilterra dove Ghada si trova ad imparare a convivere con la perdita del proprio paese e ad adottare l’identità inglese… un’identità fittizia che esplode con la guerra dei sei giorni del 1967. Ghada cerca di trovare se stessa nell’impegno politico, si reca nei Campi Profughi dove lavora come medico e alla fine decide di visitare i luoghi della sua infanzia.
Dopo quel viaggio capisce che per lei non esiste alcun posto dove fermarsi: che non sarà mai un’inglese, non patrà mai tornare in Palestina, e non appartiene per intero nemmeno al mondo arabo. E’ proprio questo senso di sradicamento, condiviso da migliaia di palestinesi, la spinge a raccontare la storia di chi come lei viene privato del proprio paese e del proprio “futuro”.
“Palestina non è solo un nome, nè è solo un paese: è un ideale, un’aspirazione, è un simbolo per tutti coloro che hanno perso qualcosa e desiderano ardentemente una restituzione, una ricompensa.
In cerca di Fatima è un monumento a quella speranza”.
Dalla introduzione di Ghada Karmi.

 

dueDUE IN UNO

Doppie vite in Israele tra gelosie e ambizioni, modernità e tradizioni, desideri e ossessioni

Sayed Kashua – Neri Pozza – Collana Bloom – febbraio 2013 – Trebaseleghe (PD)

Romanzo

Un romanzo con due storie intrecciate, una narrata in prima persona e l’altra in terza, ambientato a Gerusalemme principalmente nel quartiere palestinese di Beit Safafa. I protagonisti delle due storie, due palestinesi ma uno con cittadinanza israeliana, hanno la stessa esigenza: costruirsi una identità, un’identità diversa dalla propria. Le proprie origini, arabe e contadine, vanno in conflitto con il loro tentativo di diventare parte della società israeliana; una scelta dettata essenzialmente dalla mancanza di alternative. Il romanzo descrive la difficoltà di vivere in una terra in cui è difficile restare se stessi senza essere guardati con pregiudizio, descrive l’incontro/scontro tra i due mondi, palestinese e israeliano, in una Gerusalemme dove risulta impossibile non schierarsi e dove ogni scelta è gravida di conseguenze.

 

filastinFILASTIN

L’arte di resistenza del vignettista palestinese Naji Al-Ali

Prefazione di Vauro Senesi – Eris Edizioni – aprile 2013 – Torino

Fumetto

Pubblicata ad aprile 2013 a cura del Comitato di solidarietà con il popolo palestinese di Torino questa antologia è la forma d’arte di resistenza per non dimenticare mai la tragedia vissuta dal popolo palestinese. Venticinque anni passati con la matita in mano, in difesa della sua gente e di tutti i poveri e gli oppressi del mondo, interrotti bruscamente da un colpo di arma da fuoco con silenziatore con cui nel 1987 venne ucciso a Londra. L’artista palestinese Naji al-Ali è stato sicuramente tra i più grandi vignettisti di tutti i tempi: noto soprattutto per avere raccontato all’uomo medio arabo “la repressione e l’occupazione, l’oppressione e l’indifferenza, l’ingiustizia” subite dai palestinesi. Il suo personaggio più famoso è Handala: un bambino di 11 anni, scalzo, con i capelli dritti in testa, sempre disegnato di spalle, a simboleggiare le spalle che in troppi hanno voltato alla Palestina e ai suoi profughi, come lui stesso spiegava in una intervista ritenuta il suo testamento e rilasciata nel 1984 alla giornalista e scrittrice Radwa Ashour.

 

senza dioGERUSALEMME SENZA DIO

Ritratto di una città crudele

Paola Caridi – Fetrinelli Editore – Collana Serie Bianca – settembre 2013 – Trebaseleghe (PD)

Politica e attualità

Gerusalemme, la città tre volte santa, è certamente dilaniata da millenni di guerre e di conflitti che ne hanno fatto di volta in volta un simbolo, un luogo da conquistare e controllare all’interno di un mercato di territori e popolazioni. “Per comprendere la Gerusalemme reale…non servono le normali e infinite guide turistiche, dettagliatissime nel definire ogni singola pietra con un seppur flebile legame religioso. Occorrono cartine, planimetrie e piani regolatori”. Il quartiere di Musrara, come tanti altri quartieri, rispecchia le varie fasi della storia recente di Gerusalemme e le sue infinite sfaccettature e contraddizioni dagli ultimi anni del dominio ottomano, fino al Mandato Britannico e agli eventi tragici del 1948 e poi ancora del 1967. Fino ai nostri giorni.

Come tutte le altre città, anche Gerusalemme ha avuto la sua urbanistica, ma a differenza di altri contesti, qui è profondamente politica. “L’idea è quella di una narrazione della città in cui l’identità ebraica sia preponderante, al punto da ridimensionare, o addirittura considerare accessoria, la presenza – nel percorso storico – di altri protagonisti”.
Ma i veri protagonisti della città, i suoi abitanti, sembrano invisibili. Si parla di loro come se fossero una realtà virtuale. Paola Caridi ritiene che siano “consapevoli di non essere padroni del proprio futuro, di vivere in un contesto in cui si è pedine e non protagonisti della storia della città”. Conclude il suo lavoro con una speranza: che Gerusalemme, una e condivisa da tutti, torni a essere una città per gli uomini e le donne che lì vivono!

 

goldaGOLDA HA DORMITO QUI

Suad Amiry – Feltrinelli Editore – Collana Varia – ottobre 2013 – Bergamo

Bibliografie e memorie

É un tentativo di narrare la storia di una nazione attraverso i racconti delle singole persone. Storie di individui presentati nella loro intimità e non soltanto come popolo schiacciato dalla Nakba. Tutto inizia nel 1948 quando i palestinesi perdono il proprio paese e le loro case. Suad Amiry – con profonda grazia, humour dissacrante e precisione – racconta quella perdita inestimabile, quella dei muri con dentro le anime, la memoria, i gesti e gli afffetti. Muri a cui oggi ai vecchi proprietari di sempre, è addirittura proibito avvicinarsi, è preclusa la vista, la memoria delle sensazioni. Non possono più farvi ritorno, se non col rischio di trovarsi faccia a faccia coi nuovi inquilini ebrei ai quali il governo israeliano ha consegnato i loro immobili, secondo una precisa politica coloniale che ne ignora volutamente l’esistenza se non quando si tratta di riscuotere le tasse. Come accade all’architetto Andoni, che vorrebbe tornare nell’abitazione che ha progettato e costruito, e scopre in tribunale di non poterlo fare in quanto “proprietario assente”; o come Huda, che preferisce la cella in carcere alla condanna di non poter tornare nel nido domestico dei suoi genitori. Persino Golda Meir ha abitato in una casa araba, ma è stata ben attenta a farne cancellare l’insegna in occasione della visita di una delegazione delle Nazioni Unite. La targa portava il nome inequivocabile “Villa Harun al-Rashid”.
Vi è un’intera generazione di palestinesi di cui mancano fotografie e ricordi, rimasti nelle case in cui non possono più tornare e poi finiti chissà dove!

 

gridadipietraGRIDA DI PIETRA

Gilbert Sinoué – Neri Pozza Editore – Collana Le tavole d’oro – marzo 2013 – Trebaseleghe (PD)

Romanzo

Dopo “La terra dei gelsomini”, Sinoué continua a restituire in forma romanzata, e attraverso la storia di cinque famiglie, le trasformazioni avvenute nel ventesimo secolo in Medio Oriente. “Grida di pietra” narra la storia di Leila. Da piccola, Leila Khaled abitava a Haifa e una delle sue migliori amiche di giochi era ebrea. Poi arrivò quel maledetto 29 novembre 1947, il giorno in cui alcuni stranieri riuniti in una casa di vetro e d’acciaio in qualche parte del mondo decisero di concedere il cinquantasei percento della terra palestinese ai parenti dell’amica. Come altri settecentocinquantamila suoi compatrioti, Leila dovette lasciare la sua terra e rifiugiarsi nei Campi Profughi. A lei è toccato il Campo di Borj el-Shemali in Libano dove è cresciuta con l’idea di ribellarsi al destino di polvere e sangue della sua gente e di sovrastare i lamenti con le grida di pietra della sua terra. “Lei, Leila Khaled, sapeva. E un giorno, come quelle grandi figure leggendarie, anche lei avrebbe combattuto. Nessuna forza al mondo avrebbe potuto impedirglielo. Si, lei avrebbe combattuto. Era inevitabile, come lo era la dcisione che aveva preso di non festeggiare più il suo compleanno. Il 9 aprile 1948, giorno in cui l’avevano strappata alla sua terra, sarebbe stato per tutta la sua vita un giorno di lutto”. Il romanzo non narra soltanto storie di lutto e di guerra, ma anche di amore come quella di Jumana, giovane palestinese fatta prigioniera dall’esercito israeliano dopo aver tentato di posizionare un ordigno, e Avram, soldato israeliano che avrebbe dovuto restare vittima di quel’ordigno. Sullo sfondo di numerosi sussulti politici che hanno segnato il Medio Oriente negli ultimi cinquant’anni, sfilano in queste pagine i reali protagonisti della Storia: Nasser, Sadat, Saddam Hussein, Mosche Dayan e Hafez Assad.
“Gilbert Sinoué dipinge con vigore la storia movimentata del Medio Oriente. Intenso e istruttivo”. (L’Express)

 

muroIL MURO

Una fiaba moderna

William Sutcliffe – Editore Rizzoli – Collana Rizzoli narrativa – agosto 2013 – Trebaseleghe (PD)

Romanzo

“Il muro” racconta la storia di un adolescente, Joshua, che vive con la madre ed il patrigno ad Amaris, una nuova e ricca città di confine, isolata sulla cima di una collina, presidiata giorno e notte e protetta da un alto Muro “Il Muro è stato costruito per impedire alle persone che vivono dall’altra parte di far esplodere le bombe e tutti dicono che ha finzionato a meraviglia”. Un pomeriggio Joshua, per recuperare il pallone finito in un appezzamento di terra dove nessuno deve entrare, scopre per caso l’ingresso di un tunnel che gli permette di oltrepassare il Muro. Emerge in una città non molto diversa dalla sua. Cambiano solo i colori, gli sguardi delle persone e il paesaggio è meno ordinato. Si imbatte in Leila; una ragazzina che in un momento di difficoltà prima lo protegge nascondendolo in casa sua e poi lo scorta al tunnel per farlo rientrare in tempo a casa. Il viaggio di ritorno diventa una sorta di spartiacque. Inizia a mettere in discussione le false credenze che gli hanno inculcato e non vuole più accettare supinamente le certezze granitiche di Amaris. Spinto dal rimorso e dal desiderio di rivedere Leila, affronta nuovamente il viaggio lungo il tunnel portando con sé del cibo. Farà conoscenza dei famigliari di Leila e soprattutto del padre che gli chiede di andare di quando in quando ad abbeverare gli ulivi dell’appezzamento di famiglia che a lui è consentito andare a coltivare solo una volta al mese. La scoperta del terreno che da generazioni appartiene alla famiglia di Leila, la cura della terra e degli ulivi lo rigenerano. Con grande passione e amore dissoda il terreno e ridà vita agli alberi.
Nella sua narrazione, l’autore non contestualizza questa favola politica, ma la terra arida, gli alberi di ulivo, il Muro, e la stessa Amaris ricordano da vicino la Palestina di oggi.

 

lessicoLESSICO DEVIANTE

Riflessioni sul legame tra manipolazione lessicale pro-Israele e graduale dissoluzione dei principi democratici in Italia

Patrizia Cecconi – Città del Sole Edizioni – Collana Gocce – dicembre 2013 – Reggio Calabria

Saggio

Il breve saggio intende <esaminare le interrelazioni tra la copertura mediatica che facilita l’indifferenza verso i crimini dello stato d’Israele – rendendone “normale” l’impunità – e il ridursi della sensibilità collettiva verso le violazioni del Diritto Universale, con il conseguente assotigliarsi delle basi su cui poggia la democrzaia italiana>.
Il lessico deviante costruisce per l’utente una precisa opinione, piuttosto che fornirgli un obiettiva comunicazione. L’autrice cita Edward Said che ne 2001 scrive <Mai i mezzi di comunicazione sono stati così influenti nel determinare il corso di una guerra…nel riferimento ai media occidentali, si è trattato soprattuto di una battaglia di immagini e di idee…Israele ha investito centinaia di millioni di dollari in quello che in ebraico si chiama Hasbara…Poiché numerose persone e potenti mezzi di comunicazione e boss dell’editoria sono forti sostenitori di Israele, il compito non è stato difficile>.
<Pertanto, se l’Italia abbraccia come Paese amico uno stato le cui violazioni della legalità internazionale sono la norma; se ne sostiene o ne tollera leggi interne che negano l’uguaglianza di diritto tra individui di diversa etnia o di diversa religione; se collabora economicamente e politicamente con quel Paese, allora ogni cittadino italiano ha motivo di sentirsi meno sicuro nella certezza dei propri diritti, anche se questi sono iscritti sulla Carta costituzionale”.
Il testo si conclude con l’invito rivolto a riflettere sul fatto che il Diritto Universale è valido per tutti o non è.

 

memoriaMEMORIA

Salman Natur – Edizioni Q – Collana Zenit – Prima edizione: ottobre 2008 – Seconda edizione: marzo 2013

Città di Castello (PG)

Racconti

“Memoria” è una memoria collettiva unica raccontata da due palestinesi. Siamo nel 1999, ed è un andare avanti e indietro nel tempo e nello spazio, focalizzando l’attenzione sul 1948, l’anno della Nakba, la pulizia etnica della Palestina. Il primo narrante è un vecchio patriota, a rappresentare la generazione “nata sotto gli ottomani, cresciuta sotto gli inglesi e morta sotto Israele”. Il secondo invece è un intellettuale di sinistra nato dopo la Nakba. Due modi diversi di intendere la storia e la vita ma che si ritovano uno accanto all’altro sulla stessa linea che separa un “loro” e un “noi”, chi ha occupato e cancellato il Paese e chi l’ha abitato, custodito ma poi perduto. L’autore affida il racconto della catastrofe alle riflessioni e ai ricordi che sottraggono alla distruzione e all’oblio singolari e sconcertanti momenti della propria storia, sottolinea l’importanza della memoria collettiva e personale che rimane l’unica “chiave” che può dare senso alla vita. <Si può forse entrare senza chiavi in qualsiasi luogo, nel mondo della materia e dello spirito?…Ci sbraneranno le iene, se perderemo la memoria. Le iene ci sbraneranno>.

 

cuginaMIA CUGINA CONDOLEEZZA E ALTRI RACCONTI

Mahmud Shukair – A cura di Marco Ammar – Edizioni Q – Collana Zenit – settembre 2013 – Città di Castello (PG)

Racconti

Undici brevi racconti che oscillano tra il grotteso e il sarcastico. Seppur divertiti dal registro ironico della narrazione, ci si trova davanti alla presenza costante e ineludibile dei soldati israeliani, all’immagine ricorrente delle code ai checkpoint e alle traiettorie che il muro dell’apartheid obbliga a percorrere. L’autore dipinge i dettagli di un quadro al cui centro emergono personaggi quasi caricaturiali di un microcosmo isolato e assediato ma, che per l’apparire di personalità di fama internazionale usate come pretesto narrativo, assume una dimensione umana globale. “Se da un lato la denuncia e la condanna dell’ingiustizia perpetrata ai danni del popolo palestinese non cessa in nessun momento di essere il motivo guida dei suoi racconti”, l’autore vuol anche descrivere le dinamiche che regolano la vita sociale dei palestinesi ritraendo le persone “Nelle loro attività ordinarie, nei loro abiti usuali, senza risparmiare una critica sobria e decisa a un certo tipo di costume sociale e a quegli stereotipi umani che ne conservano l’uso”.

 

nakbaNAKBA

La memoria letteraria della catastrofe palestinese

Simone Sibilio – Presentazione di Francesca Maria Corrao – Edizioni Q – Collana Zenit – maggio 2013 – Città di Castello (PG)

Studio letterario

Il riconoscimento della Nakba è un nodo centrale della Questione palestinese. Dal 1948 i palestinesi sono costretti a battersi quotidianamente non solo per il proprio presente, ma anche per preservare il proprio passato, il patrimonio storico, la tradizione e l’identità culturale. “Devono battersi per custodire la memoria dell’evento traumatico fondante nella loro narrazione storiografica, una memoria insabbiata dalla narrazione dominante”. Infatti e a partire da quella data, lo Stato d’Israele, oltre alla repressione quotidiana, ha messo in atto delle pratiche “di soppressione sistematica dei segni del passato palestinese e di meccanismi di produzione dell’oblio”. Ecco i due temi portanti di questo volume; oblio/memoria, presenza/assenza. Si lotta e si scrive. Si scrive per tener viva la memoria e non far si che la minaccia dell’oblio si concretizzi. Molto è andato perso o è stato distrutto. Le opere palestinesi connesse al ricordo traumatico del 1948 di Darwish, Habibi, Natur, Kanafani e di tanti altri scrittori, riportati da Sibilio in questo saggio, documentano come la letteratura possa essere una forte arma per sfidare l’oblio, per recuperare la memoria…come possa essere un atto di resistenza alle atrocità del presente. La posta in gioco è alta. Riconoscere la Nakba significa riconoscere la deportazione e la pulizia etnica dei palestinesi. Significa riconoscere le responsabilità dei rifugiati palestinesi e il loro diritto al ritorno. “I palestinesi sanno piuttosto bene che se essi non annunciano la loro esperienza al mondo, il mondo li dimenticherà”.

 

 

my eyesPALESTINE FROM MY EYES

Una blogger a Gaza

Shahd Abusalma – Lorusso Editore – Collana Zaatar – settembre 2013 – Roma

Blog, politica e società

Nella sua semplicità, è uno strumento di denuncia e di ribellione. É un diario moderno quotidiano di episodi reali tratto dal blog omonimo, Palestine from My Eyes.
Shahd Abusalma scrive, “volevo combattere l’ignoranza che disumanizzava me e il popolo palestinese, che portava tanti a rimanere a guardare inutilmente mentre il mio popolo veniva massacrato. Questo desiderio ebbe un ruolo determinante nel farmi scegliere di studiare letteratura inglese all’università. Mentre continuavo a praticare la mia arte, scrivevo sui blog in inglese per costruire un ponte tra la Striscia di Gaza sotto assedio e la comunità internazionale. Usai l’inglese per tradurre il dolore, la resistenza e l’umanità del mio popolo al resto del mondo, per far ascoltare la sua voce soffocata. Vedere quanto la copertura internazionale della Causa Palestinese era attutita dalla narrazione israeliana mi spinse a iniziare il mio blog, Palestine fom My Eyes”.
Il volume raccoglie gli estratti più significativi di una vita quotidiana continuamente scossa dal rumore delle bombe e dagli elenchi infiniti di vittime innocenti. Particolar importanza viene prestata alle lotte dei martiri viventi, i prigionieri palestinesi che giacciono nelle tombe per i vivi, i campi di prigionia israeliani. I suoi disegni, con i quali ha partecipato a mostre locali e internazionali, rappresentano la sua forza di resistenza. L’arte, la cultura e la parola diventano i mezzi attraverso i quali Shahd cerca di diffondere la volontà di risurrezione di quella parte del popolo palestinese assediata nella Striscia di Gaza. L’autrice è nata nel 1991 nel Campo Profughi di Jabalia. Pur non avendo vissuto la Nakba, non perde occasione per ribadire che è originaria del villaggio di Beit Jirja, dove i suoi nonni subirono la pulizia etnica nel 1948.

 

amoPERCHÉ AMO QUESTO POPOLO

Storie di resistenza palestinese da Gaza

Silvia Todeschini – Edizioni Bepress – novembre 2013 – Lecce

Interviste

“Perché amo questo popolo” è una raccolta di interviste effettuate dal settembre al dicembre 2011 nella Striscia di Gaza. Le interviste sono intervallate da brevi note storiche e descrizioni, che mirano a contestualizzarle. Si è scelto di intervistare persone di diversa estrazione sociale e di diverse appartenenze politiche, per dare una panoramica più ampia possibile delle pratiche volte a combattere l’occupazione sionista. Sono centrali, infatti, non tanto le sofferenze del popolo palestinese quanto la forza che esso riesce a trasmettere nel continuare tenacemente a resistere. Sono stati presi ad esempio il contadino, che per nessuna ragione vuole smettere di coltivare la sua terra anche se attaccato dai cecchini israeliani, la giovane blogger, che vuole comunicare con il “mondo fuori” che cosa significhi vivere a Gaza, il rapper, che ha deciso di esprimere il suo dissenso con la musica, le attiviste del movimento per il boicottaggio disinvestimento e sanzioni verso Israele, che chiedono di non supportare l’apartheid sionista, chi porta avanti la lotta armata, perchè con tutte le armi che Israele usa contro i palestinesi essi hanno diritto di rispondere a tono, chi pensa sia più efficace la lotta popolare non violenta, perché può coinvolgere più persone ed essere più efficace a livello mediatico e tante e tanti altri. <La forza di un popolo intero che, in mille modi diversi, in ogni gesto quotidiano, da più di 64 anni, afferma, continuamente, senza rassegnarsi: “nemmeno nei loro sogni ce ne andremo” >.

 

t_Spezzare_assedioSPEZZARE L’ASSEDIO

il cinema del conflitto israelo-palestinese
con una testimonianza di Pippo Delbono e con DVD allegato

Maurizio Fantoni Minnella – Zambon Editore – Collana Universale di base – marzo 2013 – Germania

Attivismo politico, cinema e spettacolo

“Spezzare l’assedio” esordisce con una cronologia (maggio 2000 – febbraio 2013) comprendente eventi artistici, letterari e cinematografici. Il volume consta di due saggi complementari ma al tempo stesso indipendenti.
Il primo, “Dopo Il Cairo: cronache e riflessioni sulla tragedia di Gaza”, affronta le drammatiche vicende della Striscia di Gaza a partire dall’Operazione Piombo Fuso e che ebbero nella successiva Gaza Freedom March l’infelice sviluppo testimoniato dal film Caos totale, la marcia perduta di Gaza, non solo cronaca ma anche analisi e riflessione politica sul conflitto. L’autore scrive “Ogni mezzo è lecito e buono per entrare nella Striscia che, in quanto luogo proibito, si sta lentamente trasformando nello spazio mentale e fisico nel quale realizzare la propria aspirazione alla giustizia, alla solidarietà umana e politica.”
L’altro saggio, “Spezzare l’assedio. Cinema del conflitto israelo-palestinese tra finzione e documentario”, affronta, in maniera sistematica e con un’analisi filmica approfondita non disgiunta dalla riflessione politica, la cinematografia del conflitto nata in Palestina e nel resto del mondo durante l’ultimo decennio. Ampio spazio viene peraltro dedicato al contributo del cinema italiano, documentaristico e non, alla conoscenza di questa tematica. Il saggio è arricchito da una vasta filmografia commentata.
Al volume è allegato un DVD con tre film dello stesso autore: “Tonight on Jenin”, “Hebron” e “Muro contro muro”.

 

sugerusalemmeSU GERUSALEMME

Strategie per il controllo dello spazio urbano

AA.VV. – A cura di Claudia De Martino – Castelvecchi Editore – luglio 2013 – Lavis (TN)

Saggio

Il volume è una raccolta di saggi che cerca di offrire il proprio contributo analizzando lo stato attuale della città di Gerusalemme. La prospettiva adottata è quella territoriale e spaziale dove ogni palmo di terra, ogni casa, ogni scuola, ogni quartiere e ogni infrastruttura assume un valore fondamentale. “Su Gerusalemme” evidenzia come le politiche urbane seguite dalle autorità israeliane sono efficaci per affermare alcuni assetti di potere nella città; l’utilizzo dell’architettura, dell’urbanistica, dell’edilizia e dell’erogazione dei servizi diventano uno strumeto per contollare lo spazio urbano. Lo stesso processo si esplicita anche attraverso la riproposizione di identità passate con dimostrazioni di possesso, volte a legittimare appropriazioni infondate di luoghi.
“La ricchezza in assoluto più significativa di Gerusalemme consiste nel carattere eterogeneo delle molteplici componenti umane, che conferisce all’esperienza di questo luogo una profondità culturale difficilmente eguagliabile; tra le tante questioni aperte, ci si potrebbe domandare se questo luogo possa essere veramente considerato una <<terra promessa>> e, alla luce delle profonde stratificazioni che testimoniano la presenza, l’impronta e il passaggio di innumerevoli civiltà e culture, a chi, dunque, possa essere stata << promessa>>”.