caffeCAFFE’, HAMMAM E CARAVANSERRAGLI

I luoghi d’incontro nella Gerusalemme tardo-ottomana

Ada Lonni – L’Harmattan Italia – Collana Viaggi – 2012 – Torino

Scienze sociali

“Oggi li chiamiamo luoghi della convivialità…oppure luoghi terzi…o ancora grandi luoghi del benessere…Ma non sono altro che i luoghi dove la gente può essere “socievole e gioiosa”, “amichevole e cordiale”, dove può interagire con gli amici ma anche con gli estranei e, perché no, con gli stranieri.” Nella Gerusalemme dell’ottocento, tre strutture urbane rispondevano a queste caratteristiche: il caffè, l’hammam e il caravanserraglio.”Gerusalemme è stata raccontata, spiegata, illustrata in migliaia di diari, di romanzi, di testimonianze, laiche e religiose, private o pensate per il pubblico. Da questi testi tuttavia non emerge mai la città quale era nel momento in cui veniva descritta, ma quale si pensava che fosse, quale ci si aspettava che fosse, quale si voleva che fosse, seguendo un disegno che talvolta era solo manifestazione di un orientamento o di un sogno personale e talaltra invece espressione di intenti coloniali o più genericamente egemonici…Gerusalemme, in altre parole, è stata sempre più sognata che osservata, più interpretata che descritta.” Ada Lonni decide che saranno due gerosolimitani – l’armeno Minas proprietario e gestore di una piccola caffetteria e il musulmano hakawati Qamar – a raccontare come la città ha vissuto il giorno in cui fu data lettura di quello che è passato alla storia come l’Editto sulla tolleranza. Era il 7 aprile 1856, “Il sultano di Istanbul spalancava le porte all’Occidente e alle sue idee”, permettendo così agli occidentali “di imporsi pesantemente nella vita locale senza aver bisogno della forza pesuasiva delle armi”. Quella data aveva costituito per Gerusalemme una sorta di data spartiacque. Poi c’è il commercaiante Abu Hamza, algerino di origine e alessandrino di adozione. Era arrivato a Gerusalemme pochi giorni prima del 7 aprile. Sarà lui ad accompagnare il lettore alla scoperta dei Khan, anch’esso un luogo di incontri di grande importanza per gli abitanti della città.

 

palestina-occupata100 GIORNI NELLA PALESTINA OCCUPATA

Raccolta dedicata a Mustafa Tamimi martire per la libertà

Claudio Tamagnini- Stampato presso Cromografica Roma S.r.l., Roma, per Gruppo Editoriale L’Espresso S.p.A. – 2012

“Quando sono partito per la Palestina come volontario, non avevo neanche pensato a scrivere lettere. Poi è diventato un bisogno: un modo per sfogare la rabbia accumulata, raccontandola agli altri.” Claudio Tamagnini racconta la quotidianità dei palestinesi della Cisgiordania e di Gerusalemme Est: il muro, i coloni, i posti di blocco, i lacrimogeni, la demolizione delle case…Nelle lettere racconta il suo impegno di scorta a bambini e greggi, parla della brutalità dell’esercito israeliano e delle varie forme di organizzazione e di resistenza dei palestinesi. L’uccisione di Mustafa Tamimi, palestinese di 28 anni il 9 dicembre 2011 a Nabi Saleh da un candelotto lacrimogeno criminale, sparatogli in faccia quasi a bruciapelo dai soldati israeliani, l’ha spinto a pubblicare le lettere in un libro. Un libro appunto a lui dedicato.

 

palestina-cuoreCON LA PALESTINA NEL CUORE

Articoli su Terrasanta e Questione Palestinese

Walter Fiocchi – Stampato presso Cromografica S.r.l., Roma, per Gruppo Editoriale L’Espresso S.p.A. – 2a edizione 2012

Raccolta articoli, saggistica e attualità

26 articoli – appunti di viaggio, riflessioni e denunce – scritti da Don Walter Fiocchi e pubblicati su “La Voce alessandrina” (settimanale di informazione e opinione della Diocesi di Alessandria) e su “Appunti alessandrini”. Il volume inizia con Vorrei essere a Betlemme (21 dicembre 2001); in questo articolo, il parroco di Castelceriolo esprime il suo desiderio di trascorrere la notte di Natale appunto a Betlemme però “senza il rumore delle armi e senza morti”.
In modo semplice e convincente, Walter Fiocchi tocca i punti focali della questione palestinese. L’analisi storica abbraccia tutto il periodo che va dalla “nascita” dello Stato d’Israele fino ai nostri giorni, fino alla costruzione del Muro della Vergogna, “questo vergognoso Muro è la consacrazione di un’idea politica, quella espressa dal sionismo di fine Ottocento – Una terra senza popolo per un popolo senza terra”.
In un altro articolo, l’autore sottolinea “è inaccettabile l’equivalenza palestinese = terrorista; quando quattro milioni di persone vivono dal 1948 la condizione dei profughi, senza terra, senza patria…Per questo credo necessario uno sforzo intelettuale per separare i concetti del sionismo e del giudaismo, o dell’antisionismo e dell’antisemitismo…per dimostrare che si può contrastare la politica israeliana senza alcun pregiudizio contro gli ebrei”. Si fa promotore della ripresa dei pellegrinaggi in Palestina “strumento principe non solo per dare respiro e pane ad un popolo che è letteralmente alla fame, ma anche per aiutare a costruire ponti di fiducia e rispetto”.
Non si risparmia di guardare a quanto sta avvenendo nel mondo arabo. Dedica i suoi ultimi articoli alle cosiddette “Primavere Arabe”. In data 06 gennaio 2012 invita i suoi lettori a non guardare al mondo arabo “attraverso il filtro di lettura dello stereotipo dell’arabo: intabarrato in abiti strani, con una kefia in testa, con la barbetta appuntita”, ma ad imparare ad ascoltare la gente e a trattare alla pari “soffocando la nostra spocchia colonialista e razzista”.

 

controcorrenteCONTROCORRENTE

La lotta per la libertà accademica in Israele

Ilan Pappé – Zambon Editore – 2012

Saggio

L’ideologia israeliana è unica e comprensiva. É una filosofia di moralità e di vita, razzista e quasi perversa. Il presente volume narra la storia di una persona, di Ilan Pappé appunto, “…nata dentro il sionismo e che si è sforzata di uscirne attraverso un processo incrementale. Il viaggio fuori del sionismo è intelettuale, ideologico e, naturalmente, politico. Ma comporta anche un turbamento emotivo e una alienazione sociale che sono vissuti in modo diverso da persone differenti“. “Controcorrente”, scritto con dignità e umorismo, mette a nudo gli ostacoli che impediscono ancora oggi a Israele di affrontare il proprio passato, di rinunciare ai falsi miti e di costruire un futuro pacifico per ebrei, mussulmani e cristiani in terra di Palestina.

 

cronache-gerusalemmeCRONACHE DI GERUSALEMME

Guy Delisle – Editore Rizzoli – Collana Lizard-Varia – aprile 2012 Pioltello (MI)

Fumetto

A metà strada tra una graphic novel e un diario autobiografico, il fumetto racconta il soggiorno, durato un anno, dell’autore in Palestina a partire da agosto 2008. Con un delicato schizzo di penna, descrive la situazione della Città Santa in tutta la sua desolazione, decisamente diversa dalla Gerusalemme propagandata dalle guide turistiche. Viaggiando pressoché ovunque, Striscia di Gaza esclusa, si trova ad essere un basito spettatore di una quotidianità fatta di checkpoint e frontiere – teatro di perquisizioni e infiniti quanto surreali interrogatori -, delle mille sfumature di laicità e ultraortodossia, ma soprattutto della disperata speranza e della rabbia del popolo palestinese in lotta ogni giorno contro l’occupazione israeliana. Con uno stile impeccabile e una travolgente potenza espressiva riporta i fatti, senza sfarzi, incitando il lettore alla riflessione. Come quando la sua compagna, bloccata a Gaza, lo chiama per avvertirlo e lui ingenuamente si chiede “Ma come fa la gente di Gaza ad uscire? – Ah, non escono mai – Ah beh“, continuando a mangiare popcorn davanti al televisore. Il volume, di rara sincerità e intelligenza, racconta la realtà sociale della gente rendendo semplice per chi legge identificarsi. Con umiltà e sensibilità, Guy Deslile fa sorridere ma anche riflettere.

 

terzoEBREI ARABI: TERZO INCOMODO!

AA.VV. A cura di Susanna Sinigagli – Presentazione di Wasim Dahmash – Zambon Editore – 2012

Saggio

“Una lettura…definisce Israele una “etnocrazie coloniale”, dove un gruppo etnico europeo controlla l’apparato statale (nel nome della “nazione”) e ha incorporato in modo discontinuo gli immigarti giunti in una fase successiva attraverso vari progetti di costruzione nazionale. In questo modo, i “fondatori” possono rafforzare il loro dominio attraverso il controllo dell’evoluzione geografica, politica ed economica nazionale; diritti e riconoscimenti sono principalmente determinati in base all’appartenenza etnica.” (Yiftachel e Kedar, 2000) Autori israeliani che descrivono le condizioni dei mizrachi, gli ebrei di origine araba, in Israele. Il volume con i suoi 15 saggi, indagando sulle radici storico-culturali della questione mizrachi, cerca di costitruire una specie di percorso storico. “L’importazione” non sempre volontaria di popolazioni ebraiche dal mondo arabo (Iraq, Yemen, Egitto…) per andare a costruire la forza-lavoro indispensabile per la nuova nazione, va a sommarsi alle discriminazioni che subirono al loro arrivo e alle pratiche di violento esproprio d’identità messe in atto dalla leadership azkenazita. Gli ebrei di origine araba andarono a occupare le zone più periferiche e problematiche secondo politiche di pura divisione etnico-territoriali con delle inevitabili ricadute di discriminazioni sociali e culturali. “Nella scala gerarchica del razzismo di marca sionista, gli arabi di religione ebraica sono denominati come “selvaggi” da ben Gurion e continuano comunque a occupare un posto privieggiato rispetto agli indigeni di altre religioni. Ecco alcuni degli appellativi con cui sono apostrofati i palestinesi: “bestie a due gambe”, da Begin, “scarafaggi”, da Eytan e Sharon, “coccodrilli”, da Barak…” (Dalla presentazione di Wasim Dahmash)

 

festa_di_rovine__marino_copFESTA DI ROVINE

Racconti

Miriam Marino – Città del Sole Edizioni – gennaio 2012 – Cosenza

Racconti toccanti. Racconti che mettono in rilievo soprattutto la sofferenza dei bambini, quelli palestinesi nel corso della feroce repressione israeliana della Seconda Intifada nei primi anni 2000, e quelli iracheni nella Baghdad dell’occupazione americana del 2001. Bambini e giovanissimi travolti dalla guerra, vite spezzate e famiglie distrutte.
Inizia con un elenco di nomi questa raccolta di racconti brevi…È l’elenco dei bambini uccisi “per caso” in due anni. Per caso, non in guerra, non in conflitti a fuoco. Uccisi da assassini impuniti di uno stato impunito che non rispetta nulla, assolutamente nulla e nessuno che si frapponga, anche solo “esistendo”, al suo progetto espansionista, scrive nella prefazione Patrizia Cecconi. Con un tono amaro, in uno dei suoi racconti Miriam commenta A che serve vedere tutto, capire tutto, se poi non si può fare niente?

 

gerusalemmeGERUSALEMME CONTESA

Dimensioni urbane di un conflitto

Francesco Chiodelli – Carocci Editore – Collana Biblioteca di testi e di studi – aprile 2012 – Pisa

Architettutra e ingegneria

Il volume è una ricerca a carattere accademico, “Il cui obiettivo è quello di fornire una descrizione di piani, politiche e traformazioni urbane” che interessano la parte est della Città di Gerusalemme fin dal 1967. “In poco più di quattro decenni, questi interventi sono stati in grado di invertire i rapporti territoriali tra arabi e ebrei che caratterizzavano l’area all’indomani dell’occupazione”. “A Gerusalemme è quotidianamente in corso quella che si può definire una guerra a bassa intensità, caratterizzata dal susseguirsi di una serie di eventi minuti (la costruzione di una casa, la negazione di un permesso di costruzione, l’emissione di un ordine di demolizione) che in sé, presi singolarmente, possono sembrare poco significativi, ma che cumulati nel tempo e nello spazio stanno cambiando radicalmente la situazione del conflitto sul campo”. Le ragioni demografiche sono state uno dei fondamenti delle politiche urbane israeliane. Piano piano gli insediamenti israeliani si sono trasformati in un arcipelago acquisendo continuità territoriale con la parte ovest della città invece i quartieri e i villaggi palestinesi si sono ridotti a diventare isole in uno spazio alieno. “Il corpo urbano non viene distrutto, ma modoficato incrementalmente, attraverso trasformazioni minute che mirano a conquistare la città passo dopo passo”. La costruzione del Muro può essere considerata come “La summa delle politiche israeliane attuate a Gerusalemme a partire dal 1967, la concretizzazione letterale dei frutti di decenni di annessione ed espansione” per ebraizzare e de-arabizzare la città. Ineffetti, “Il governo del territorio in generale (e la pianificazione dello spazio in particolare) può essere considerato una delle armi principali utilizzate dalle autorità israeliane nell’ambito del conflitto a Gerusalemme”.

 

 

poeta-gazaIL POETA DI GAZA

Yishai Sarid – Edizioni e/o – Collana Originals – febbraio 2012 – Roma

Romanzo

Sarid, con questo romanzo, “esegue un’operazione chirurgica a cuore aperto della società israeliana. E lo fa senza anestesia” (Achbar Ha’Ir). Il libro mette in evidenza le contraddizioni di Israele di oggi, nonché i rapporti tra i vari settori della società. Al protagonista, un giovane ufficiale dei servizi segreti israeliani specializzato nei brutali interrogatori e torture dei prigionieri palestinesi, viene affidato un incarico di estrema importanza. Spinto dal senso del dovere e dai suoi solidi riflessi da soldato porta avanti la missione. Però è in crisi, non sa più cosa sia giusto e cosa sia sbagliato nel proprio lavoro, così come nella sua vita familiare. Alla fine i muri delle sue certezze crollano.

 

terrorismoIL TERRORISMO IMPUNITO

Perché i crimini di Israele minacciano la pace mondiale

Diego Siragusa – Zambon Editore – Edito a gennaio 2012 e modificato a settembre 2012

Politica e diritti

Le guerre, come gli uomini, hanno tante facce. Tutte sgradevoli, disumane, fra queste c’è anche quella dell’informazione. Che, a volte, può più di una bomba. E non c’è dubbio che gli israeliani, oltre agli arsenali veri e propri, atomici e non, hanno anche posseduto e possiedono la bomba dell’informazione. La sanno fare e spesso vincono. Dall’altra parte c’è impreparazione, ingenuità narrativa, (basta leggere i racconti delle guerre perdute dagli arabi) per rendersi conto di quanto è avvenuto anche per la “mala informazione”. Questo libro, pur essendo dichiaratamente di parte (cioè non dalla parte degli israeliani) ci racconta, starei per dire, l’altra metà del cielo. Vedremo cioè quello che finora non abbiamo visto. Certo non tutto è oro colato, malgrado la sincerità dell’autore alla ricerca delle “fonti perdute”. Ma dopo avere letto questo libro sicuramente ne sapremo di più sul Medio Oriente ma soprattutto sui palestinesi. Magari ci arrabbieremo anche per le sue tesi, ma se un libro non ha né sale né pepe, che libro è?!
(Alberto La Volpe, giornalista)

 

erranteL’ERRANTE CHI?

Un’inquietante introspezione nella psicologia ebraica

Gilad Atzmon – Zambon Editore – 2012

Saggio

“Il sionismo ha tanto successo perché è un progetto globale che non ha una testa e ha invece tante mani; fornisce un contesto moderno, perfino un programma, al tribalismo ebraico incorporandone tutti gli elementi in un potere dinamico e trasformando tutto ciò che gli si oppone in una forza che opera a suo vantaggio”.

“Il sionismo è semplicemente l’abolizione dell’altro, la ricreazione di condizioni in cui gli ebrei possano esaltare le loro caratteristiche sintomatiche, amare se stessi per quel che sono o, almeno, per quello che credono di essere”.

Gilad Atzmon cerca di offrire intuizioni illuminanti e riflessioni critiche sull’etnocentrismo ebraico e sull’ipocrisia di chi parla in nome dei valori universali ma agisce per il mantenimento della condizione tribale. Inoltre, “L’errante chi?” scopre i legami tra la politica dell’identità ebraica della diaspora con il sostegno incondizionato che questa da alla politica di oppressione dello Stato di Israele.

 

terra-aranciLA TERRA DEGLI ARANCI TRISTI E ALTRI RACCONTI

Ghassan Kanafani – Traduzione di Chiara Brancaccio – Associazione Culturale “Amicizia Sardegna-Palestina” – marzo 2012 – Città di Castello (PG)

Racconti

Una raccolta di racconti brevi scritti tra il 1956 e il 1962 che si snodano in un centinaio di pagine. Sono frammenti di una storia che Kanafani vive in prima persona. Come rivela lui stesso, il racconto che dà il titolo al volume, “La terra degli aranci tristi”, è autobiografico nel senso che descrive l’esodo a cui è stato costretto con la sua famiglia. Kanafani prende in mano il lettore e lo inoltra nelle strade polverose di Acri, di Haifa, di Giaffa delineando così i vari aspetti della tragedia palestinese: la pulizia etnica, il dramma quotidiano della vita da profughi, la memoria spezzata, la volontà di reagire. Brevi le trame su cui sono costituiti i racconti, ma intense sono le emozioni che ogni singola pagina comunica, scuotendo l’animo e accendendo la rabbia per le tristi vicende di un popolo. “Giornalista e scrittore“, ma soprattutto “protagonista del movimento di resistenza palestinese” che parla di “letteratura della resistenza” auspicando “l’impegno e il coinvolgimento diretto degli intelettuali”. Kanafani fu ucciso, a soli 36 anni: l’interrogativo su quanto avrebbe potuto ancora dare se gli fosse stato dato di vivere più a lungo rimane aperto nel rimpianto di coloro che si sono occupati della sua figura” (Wasim Dahmash).

 

baratroNEL BARATRO

I Palestinesi, l’occupazione israeliana, il Muro, il sequestro Arrigoni

Michele Giorgio – Edizioni Alegre – Collana Sulla Frontiera – settembre 2012 – Roma

Raccolta articoli

Un’accurata selezione di articoli – cronache, interviste, analisi e reportage – che copre le sconcertanti vicende che hanno scandito la vita nei Territori Occupati dal 2000 al 2012. Gli articoli, seguendo un criterio principalmente cronologico ovvero dall’inizio della seconda Intifada all’uccisione di Vittorio Arrigoni, conferiscono ad una realtà percepita spesso come molto lontana una connotazione di quotidianità e concretezza. “Nel libro più che le ragioni del conflitto israelo-palestinese ho voluto affrontare i motivi che hanno portato i palestinesi a questo disastro”, spiega l’autore. Michele Giorgio, corrispondente del quotidiano “Il Manifesto”, con i suoi articoli cerca quotidianamente di rompere il silenzio crescente e assordante intorno al popolo palestinese costretto a vivere da decenni sotto occupazione.
“Tre palestinesi sono stati uccisi oggi nei Territori Occupati…”.
Per questa notizia non c’è bisogno di andare a vedere che giorno è. É ininterrottamente lo stesso giorno, quasi un intercalare temporale nell’arco di più di mezzo secolo in Medio Oriente. Che quotidianamente ripropone, scriveva Eduard Said “la tregedia di essere vittima delle vittime”.
Dalla prefazione di Tommaso Di Francesco.

 

terraQUI FINISCE LA TERRA

Antologia di scrittori palestinesi in Israele

A cura di Isadora D’Aimmo – Il Sirente – Collana Altriarabi – ottobre 2012 – Ladispoli (RM)

Letteratura

“Questo libro…raccoglie le voci di quei giovani scrittori arabi le cui famigie non hanno mai lasciato la loro patria, la Palestina, e sono diventate anagraficamente israeliane, vivendo quindi la lacerante condizione di chi non può dirsi esule perché tecnicamente mai andato via, ma è la sua patria, la Palestina a non esserci più, essendo subentrato nello stesso territorio lo Stato di Israele. Tuttavia la Palestina continua a vivere nelle storie personali e collettive della minoranza palestinese. E, infatti, i racconti di questi scrittori rappresentano delle voci originali che vanno ascoltate non soltanto per il loro valore letterario, ma anche per il messaggio che trasmettono a noi occidentali che ancora oggi, forse, abbiamo le idee confuse su quanto è veramente accaduto in quella parte del mondo arabo, nella Palestina, a partire dal 1948. I palestinesi con cittadinanza israeliana nei loro scritti affrontano tematiche legate alla loro terra, alle loro tradizioni ancestrali che fanno rivivere nella memoria collettiva, ma si occupano anche di tante altre questioni, come lo scontro generazionale e l’inarrestabile spinta della modernità e della globalizzazione, nonché di questioni sociali, ma anche personali, delle piccole cose di ogni giorno…Essere palestinese e avere la cittadinanza israeliana ha tante implicazioni e significa vivere in prima persona mille contraddizioni. Alcune di esse traspaiono in questa letteratura e danno il senso di una minoranza che non è incline ad accettare scorciatoie ma afferma con vigore che la realtà è complessa e che talvolta è solo nell’affermazione della complessità e nell’accettazione delle apparenti distonie che si possono comprendere le circostanze storiche e le reali prospettive di pace.”
(Dalla nota introduttiva di Isabella Camera d’Afflitto)

 

reportagesREPORTAGES

L’Aia, Territori Palestinesi, Caucaso, Iraq, Migrazione, India

Joe Sacco – Mondadori – Collana Strade blu – novembre 2012 – Verona

Fumetti

Il volume raccoglie gran parte dei reportages di guerra a fumetti che Joe Sacco ha realizzato nel corso degli ultimi anni, presentandoli secondo l’ordine
cronologico dei viaggi. Alla fine di ciascun racconto, l’autore aggiunge delle note che chiariscono l’epoca e il contesto. La raccolta inizia col Tribunale Internazionale dell’Aja per l’ex Jugoslavia. Segue un capitolo sulla Palestina con tre racconti, per occuparsi poi delle condizioni delle profughe cecene in Inguscezia. In Iraq, Sacco è un giornalista embedded al seguito dei soldati americani e iracheni. L’autore si reca poi a Malta, il suo paese d’origine, per parlare dell’immigrazione clandestina africana in Europa. Il libro si conclude con un reportage che racconta l’estrema povertà dei dalit in India. “Hebron: uno sguardo dall’interno”, il primo dei tre racconti sulla Palestina, è apparso per la prima volta sul settimanale “Time” il 12 marzo 2001. Sacco lo commenta così: “…Non riuscii a esprimere in modo adeguato l’enorme ingiustizia per cui la libertà di movimento di decine di migliaia di palestinesi è tenuta in ostaggio da poche centinaia di ostinati coloni israeliani. “Il secondo racconto, “Immagini da Gaza”, descrive il Campo Profughi di Khan Younis. È stato pubblicato su “Harper’s Magazine” di ottobre 2001. “La guerra sotterranea a Gaza” apparso sul “New York Times Magazine” il 6 luglio 2003. Conclude il reportage dedicato alla Palestina racontando la battaglia tra le gallerie palestinesi e le ruspe israeliane.

 

studisugerusalemmeSTUDI SU GERUSALEMME

E. Benigni, M. Marconi, D. Salemi – A cura di Biancamaria Scarcia Amoretti – Nuova Cultura Editore – Collana La sapienza orientale – gennaio 2012 – Roma

Storia

Tre studiosi – E. Benigni, M. Marconi e D. Salemi – si sono dedicati all’analisi dello spazio di Gerusalemme, con il fine di fornire strumenti di riflessione per chiunque voglia tentare di comprendere l’attuale contesto politico e culturale di un’area fra le più contese e intensamente caricate di simboli controversi del pianeta. Gerusalemme è il paradigma e l’oggetto del contendere in un conflitto che mescola religione, politica e, in generale, gli aspetti più sensibili dell’immaginario di tutti. La città viene presentata dal punto di vista religioso, geopolitico e letterario, in tre saggi che, attraverso approcci differenti, mirano allo scopo di restituire la sfaccettata complessità di uno dei baricentri degli equilibri del mondo contemporaneo.
“La Gerusalemme storica, raccolta sulla sommità delle colline e circondata da profonde valli, non esiste più. È stata sostituita da un’area urbana cresciuta fino alle colline sulla costa a Ovest e sino alle prossimità di Gerico a Est, nei pressi di Ramallah a Nord e quasi a lambire Hebron a Sud”.