ghazalahFINESTRE DI GHAZALAH

Suheir Abu Oksa Daoud – A cura di Isadora D’Aimmo – Presentazione di Isabella Camera d’Afflitto

La Città del Sole – settembre 2011 – Napoli

“Delirando nel suo letto di malata, nell’ospedale pubblico della capitale, Ghazalah, figlia di Taqtuq, mi raccontava della sua infanzia e del suo vicolo, in un Paese che era stato cancellato dalle cartine geografiche“… sulle cui macerie sono nati nuovi insediamenti. Con grande amore, la protagonista riesce a tenere in vita sua nonna all’ultimo stadio della malattia, facendole raccontare la storia della sua vita. Attraverso questi racconti emerge con tutta la sua complessità la situazione dei palestinesi rimasti sulla propria terra nel 1948; l’eterno disagio di sentirsi cittadini di seconda classe rispetto agli ebrei israeliani, di sentirsi perennemente “osservati” da una società che li guarda con diffidenza…come l’altra diffidenza, quella avvertita da tutti gli arabi che male hanno digerito che alcuni di loro si fossero tanto bene integrati nello stato di Israele, nato nella Nakba dalle ceneri della Palestina.
Ghazalah, in arabo gazzella, simoleggia l’agonia e la sofferenza della Palestina. Con la fluidità dei ricordi, Suheir riporta la sua bella e triste storia senza però dimenticare le sue parole… “Per non morire devi ricordare. Per ricordare, devi raccontare la storia, così com’è“.

 

uliviIL GIARDINO DEGLI ULIVI

Storia di una famiglia palestinese

Deborah Rohan – Cairoeditore – marzo 2011 – Bergamo

Un libro fondamentale per capire il Medio Oriente di oggi. É un libro potente che racconta la storia della Palestina dal 1913 ai nostri giorni attraverso le vicissitudini di una famiglia che per secoli ha vissuto ad Akka. Lo sgretolamento dell’Impero Ottomano, il mandato britannico con il terrore delle bande sioniste, la Nakba…attraverso la vita della famiglia Moghrabi che sarà condannata con la proclamazione dello Stato d’Israele all’apolidia!
“…Fu travolto da un’urgenza prepotente di fondersi e diventare tutt’uno con la terra… É la terra della gente di Palestina. Ci definisce, è il crogiuolo che ci racchiude tutti.”

 

goldstoneIL RAPPORTO GOLDSTONE

Missione di inchiesta delle Nazioni Unite sul conflitto di Gaza
Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite

Traduzione italiana a cura di P. Beretta e G. Scutari – Zambon Editore – 2011

“…ciò che si è svolto nelle tre settimane tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009 è stato un attacco deliberatamente sproporzionato, progettato per punire, umiliare e terrorizzare una popolazione civile, diminuirne radicalmente la capacità economica locale, sia lavorativa che di autosostentamento, e imporle una sensazione sempre più pesante di dipendenza e vulnerabilità.”
Il Rapporto Goldstone raccoglie i risultati di un’indagine preliminare commissionata dal Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite a un pool di esperti guidati dal giudice sudafricano Richard J. Goldstone, con il mandato di fare luce sulle violazioni del diritto internazionale commesse durante l’aggressione condotta da Israele tra il 27 dicembre 2008 e il 18 gennaio 2009 nella Striscia di Gaza. A due anni da quel terribile massacro, in cui persero la vita 1.417 persone, di cui oltre l’80% civili e 313 bambini, il Rapporto Goldstone resta una lettura irrinunciabile per comprendere a fondo, e al di là di ogni posizione ideologica, la gravità delle violazioni dei diritti umani commesse durante l’Operazione Piombo Fuso.

 

israele-palestinaISRAELE/PALESTINA

La retorica della coesistenza

Ilan Pappé – I Sassi Nottetempo – maggio 2011 – Roma

A cura di Nicola Perugini

“Benché la storia della Palestina, dai suoi inizi fino a oggi, non sia stata altro che una storia di mero colonialismo ed espropriazione, il mondo la tratta invece come una storia “complessa”, difficile da capire e impossibile da risolvere”.

 

scorpioneLA DANZA DELLO SCORPIONE

Akram Musallam – Il Sirente – Collana Altriarabi – settembre 2011 – Pomezia (RM)

Narrativa Contemporanea

Un testo visionario. Un racconto spettacolare. In una sala da ballo sulla costa, un giovane palestinese scorge uno scorpione tatuato sul corpo di una giovane donna francese, con la quale trascorre la notte. La ragazza non gli invierà più alcuna notizia, sarà invece il piccolo scorpione a prendere vita e ad ossessionare i suoi sogni ogni notte, nel tenace quanto fallimentare tentativo di arrampicarsi su uno specchio dal quale scivolerà, consumato da un’estenuante e vorticosa danza. Lo scorpione diventa la metafora delle condizioni dei palestinesi all’indomani degli accordi di Oslo e della seconda Intifada. L’impotenza dello scorpione è anche quella del padre del narratore, che ha perso una gamba – e con essa la sua virilità – non a causa dell’occupazione, ma semplicemente per un chiodo arrugginito. Tuttavia, non potendo accettarne la perdita, egli chiede a suo figlio di grattare la sua gamba amputata. “Sono venticinque anni, papà, che cerco di sottrarmi alle tue risposte sulle questioni esistenziali, e adesso vorresti farmi cadere nella trappola delle richieste, delle richieste di far figli? A chi vuoi che io lasci in eredità questo labirinto, questo dedalo?”

 

gelsominiLA TERRA DEI GELSOMINI

C’era una volta il Medio Oriente…

Collana: le tavole d’oro

Gilbert Sinoué – Neri Pozza Editore – agosto 2011 – Trebaseleghe (PD)

É il maggio 1916 e a Londra i ministri degli esteri britannico e francese stanno per firmare un accordo che segnerà inesorabilmente le sorti di una parte del mondo cruciale dal punto di vista politico e economico: il Medio Oriente. L’Impero Ottomano infatti ha i giorni contati e la sua caduta sta per lasciare un vuoto di potere dall’Egitto all’Iraq al Libano e alla Palestina. Gli inglesi e i francesi si spartiscono le future zone di influenza in un patto segreto tra le loro diplomazie, noto alla storia come “Trattato Sykes-Picot”. Per il ministro inglese “…gli arabi non esistono, sono solo un miserabile aggregato di tribù, piccole fazioni gelose le une delle altre e incapaci di coesione”.
Il volume restituisce in forma romanzata le trasformazioni avvenute nel ventesimo secolo in quel lembo di terra. Attraverso la storia di cinque famiglie, descrive come il Medio Oriente, la terra dei gelsomini, la culla della civiltà si sia trasformata in una polveriera.

 

alternativaL’ALTERNATIVA

Oltre i muri (mentali e fisici) della Terra Santa

Lorenzo Kamel – Editori Riuniti – settembre 2011 – Roma

All’ombra dei Campi Profughi di Balata e Askar a Nablus, tra i villaggi martoriati di Ni’lin e Bi’lin, nella miseria di Shu’fat: lì dove la disperazione sembra aver il sopravvento sono nate negli ultimi anni alcune delle iniziative più significative della recente storia della Palestina. Frutto di tre anni di ricerche, “L’Alternativa” è un viaggio nella storia della regione. É un lavoro, grazie al contributo di diversi palestinesi e israeliani, che cerca di proporre una via per uscire dall’attuale stallo. Postfazione di Ugo Tramballi e conclusioni di Eric Salerno.

 

statoNON CI SARÀ UNO STATO PALESTINESE

Diario di un negoziatore in Palestina

Ziyad Clot – Zambon Editore – 2011

Nato in Francia, Ziyad Clot è un giovane avvocato franco-palestinese. Nel 2007 si reca in Cisgiordania per un eventuale lavoro, come docente, all’Università di Birzeit. Invece a Ramallah, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) gli offre un posto di consigliere giuridico nell’Unità di Sostegno per i Negoziati (NSU). Nel giugno 2008 partecipa, come consigliere di Saeb Erekat, ai negoziati di pace con Israele sul problema del Diritto al Ritorno dei profughi palestinesi. Intanto visita Haifa, la città dove fino al 1948 ha vissuto la sua famiglia materna prima di venir espulsa durante la Nakba. Nel novembre 2008, dopo l’esperienza da lui stesso definita sconvolgente di negoziati ridotti a una farsa, dà le dimissioni dall’incarico. Il 23 gennaio 2011, Al-Jazeera e Il Guardian pubblicano una serie di documenti che vanno sotto il nome di “Palestine Papers”: 1600 documenti e migliaia di pagine di rapporti diplomatici sulle trattative tra israeliani e palestinesi. Il 14 maggio, sempre sul Guardian, Ziyad Clot rivela di essere una delle persone che li ha resi pubblici.

 

paradisoNON CREDO AL PARADISO

Patrizia Varetto – Instar Libri – ottobre 2011 – Torino

Torino e Gaza unite da storie di donne, di maternità, di guerra e dal dolore. La storia di una donna che ha perso il figlio e di un viaggio nella Palestina sotto assedio. Un viaggio che la porta a confrontarsi con la propria storia e con la vitalità ostinata della Striscia di Gaza che la accoglie. La sconcertante bellezza della Palestina e le tremende ferite subite durante l’operazione Piombo Fuso mettono a confronto il proprio dolore e quello di un intero popolo. A distanza di tre anni dall’aggressione israeliana, “Non credo al Paradiso” con la sua trama di forti legami femminili, parla delle profondità del dolore ma anche dell’ostinazione della vita.

 

occhiOCCHI DENTRO GAZA

Sotto la lente

Mads Gilbert e Erik Fosse – Bianca&Volta Edizioni – aprile 2011

Meduno (PN)

Due uomini, quattro occhi, un unico racconto. Fosse e Gilbert, due medici norvegesi, uno chirurgo e l’altro
anestetista, raccontano gli sguardi, le parole, le ferite e il dolore del popolo palestinese imprigionato nella Striscia di Gaza. Due testimoni, fra i pochi occidentali a Gaza durante l’”Operazione Piombo Fuso”, sferrata con estrema violenza ed ininterrottamente per ventidue giorni da Israele il 27 dicembre 2008 contro i palestinesi della Striscia.
Accanto alla professionalità e alla paura dei medici palestinesi dell’ospedale di Shifa, vincolati giorno e notte per tre settimane al proprio posto di lavoro, i due volontari cercano di riempire il vuoto mediatico creato da Israele. Le testimonianze dei sopravissuti alle azioni atroci, barbare e disumane condotte coscientemente dall’esercito israeliano contro la popolazione civile palestinese, raggiungono in tempo reale i principali mezzi d’informazione norvegesi.

 

jeninOGNI MATTINA A JENIN

Susan Abulhawa – Feltrinelli Editore – Collana I Narratori

Aprile 2011 – Bergamo

Un romanzo che racconta quasi sessanta anni di storia della Palestina. La storia dei palestinesi in esilio dopo la creazione dello Stato di Israele nel 1948, creazione che ha costretto 750,000 persone ad abbandonare le proprie terre, per non averne più nessuna, ed essere confinate in ghetti, nei Campi Profughi. Con estrema dolcezza, Susan Abulhawa parla di ‘Ain Hod, il villaggio dei suoi antenati distrutto durante la Nakba, del Campo Profughi di Jenin dove è nata e della diaspora.
“Un poderoso viaggio familiare nella storia dura e dolorosa di un intero popolo, diviso tra terra, rifugio, esilio” , Paola Caridi.

 

guida_palestinaepalestinesiPALESTINA E PALESTINESI

Guida turistica

Alternative Tourism Group – Beit Sahour, Palestina – settembre 2011

Ramallah (Palestina)
In Palestina il turismo è ancora affidato quasi esclusivamente a guide israeliane. I visitatori stranieri, attentamente indirizzati, si avventurano nelle aree palestinesi senza mai pernottare in strutture locali, senza avvicinarsi ai luoghi di interesse culturale palestinesi e senza entrare nemmeno in contatto con i palestinesi. Oltre a distorcere informazioni fondamentali sulla storia e sulla cultura palestinese, questo monopolio ha provocato una netta riduzione degli introiti per la comunità locale, indebolendo quella che è una delle principali industrie dell’economia palestinese. In questo contesto il turismo diventa uno strumento politico per la supremazia e il dominio israeliano sulla terra e sulle persone e un mezzo per impedire ai palestinesi di trarre vantaggio dalle interazioni culturali e umane sulle quali il turismo si sviluppa.
Promuovere un turismo giusto e responsabile in Palestina, di cui beneficino i palestinesi, i pellegrini, i turisti e tutti quelli interessati al turismo nel paese senza danneggiare le comunità locali, ha spinto l’organizzazione non governativa palestinese “Alternative Tourism Group, con sede a Beit Sahour www.atg.ps, a realizzare questa guida.
Consapevole del fatto che chi visita la Palestina manchi di informazioni essenziali e di una “voce palestinese”, l’Alternative Tourism Group cerca di presentare la Palestina “dall’interno”. La guida copre argomenti fondamentali quali la terra, la sua geografia e le risorse; la storia della Palestina dalle origini a oggi; la società in tutta la sua diversità; i luoghi santi e storici, i luoghi di rilevanza politica (quartieri, villaggi, i villaggi distrutti nel 1948, i campi profughi e gli insediamenti israeliani); nonché la cultura contemporanea. Essa contiene informazioni utili a favorire l’incontro con la popolazione locale (inclusi indirizzi di organizzazioni, enti e persone) nonché informazioni pratiche su trasporti interni, ristoranti, sicurezza personale e simili. Inoltre, presenta una gran varietà di materiale documentario, biografie di importanti esponenti della cultura e della politica, poesie, canzoni popolari e un elenco di letture consigliate. Non accontentandosi di fornire lunghi elenchi di luoghi, ristoranti, alberghi, taxi e musei, la competenza dell’ATG è legata alla promozione di incontri di alta qualità, tutti attentamente programmati. L’alternative Tourism Group è specializzato nell’organizzazione di soggiorni e tour in Palestina. Offre programmi di viaggio e itinerari dettagliati studiati per offrire un quadro completo della realtà palestinese, passata e presente. L’ATG organizza conferenze sulla letteratura e sulla questione palestinese. Inoltre, i visitatori possono prendere parte direttamente ad azioni di solidarietà a sostegno della causa palestinese info@atg.ps.
La creazione di un turismo giusto e responsabile per la Palestina e i palestinesi richiede la comprensione del contesto storico e politico, poiché è questo contesto che delimita le barriere e gli ostacoli in cui il turismo palestinese deve operare. Per dirla con le parole di Rami Kassis, che ha curato la prefazione della guida “Vorremmo che consideraste il presente volume come un invito a venire in Palestina“.

 

muroSALTARE IL MURO

Maximilien Le Roy – 001 Edizioni – aprile 2011

La vita di Mahmoud, un giovane palestinese che vive la situazione di un prigioniero, quella di non poter uscire fuori dal Muro che lo tiene rinchiuso all’interno del suo Campo Profughi. L’unico luogo in cui si sente veramente libero è la sua mente e attraverso questo artificio ripercorre la sua storia: quella di rifugiato palestinese, recluso dietro un muro di cemento e filo spinato, all’ombra delle torrette di vigilanza dell’occupazione israeliana. I prigionieri, talvolta, ricevono delle visite. Mahmoud decide di aprire la sua porta a Maximilien; un amico venuto dalla Francia che disegna, sa vedere e ascoltare. “Saltare il Muro” è il risultato dell’incontro di questi due giovani ventiduenni, che insieme disegnano le immagini di una libertà per ora inaccessibile.