Raji Sourani è un avvocato per i diritti umani e fondatore del
Palestinian Centre for Human Rights, che si occupa di documentare e
indagare sulle violazioni dei diritti umani nei Territori occupati.
Incarcerato sei volte per il suo lavoro, Sourani è rimasto a Gaza e
continua a lavorare nonostante l’assedio. Racconta a Roma a Rajpal
Weiss che gli abitanti di Gaza hanno completamente perso la speranza.
Traduzione in italiano a cura di AssoPacePalestina

Gaza 17.7.2014

“Siamo un bersaglio facile: non abbiamo alcun valore”
Com’è la situazione a Gaza al momento?
Raji Sourani: Non dormiamo, né di notte né di giorno. I bombardamenti
sono quasi ininterrotti, dappertutto. Non ci sono rifugi; non c’è un
posto sicuro a Gaza, solo bombardamenti ovunque. Proprio adesso, siamo
nel mezzo di una guerra: qualsiasi cosa può colpire le persone o gli
edifici. Gli aeroplani e i droni non abbandonano mai il cielo. Intere
famiglie sono state cancellate e il problema è che la maggior parte
delle persone uccise sono civili. I risultati delle nostre indagini
sul campo mostrano che più del 77% dei feriti sono civili. I civili
sono nell’occhio del ciclone. Stiamo parlando di una delle forze aeree
più avanzate dal punto di vista tecnologico al mondo. E stiamo
parlando di F16 e droni e di un esercito con una catena di comando.
Non si tratta di razzi casuali ma di bombe lanciate per uccidere, non
per gioco.
Qual è il sentimento diffuso a Gaza?
Sourani: La popolazione di Gaza è furiosa. Nel 2008-2009, le bombe al
fosforo lanciate su Gaza hanno distrutto la città e lasciato una lunga
scia di orrori. Poi nel 2012 abbiamo avuto un’altra guerra, e quella
attuale è la terza guerra consecutiva nell’arco di cinque anni. È
troppo per qualsiasi popolazione. Le persone sono davvero stanche,
esauste e nessuno vuole essere una vittima passiva. Sentono di non
aver più niente da perdere. Chi vive in questa situazione vede il
mondo che rimane ad osservare e si sente semplicemente una parte dei
notiziari. La sensazione più diffusa è avvertire che la tua anima e
quella delle persone che ami hanno così poco valore, così come la tua
sofferenza e il tuo sangue, perché c’è solo un’anima e un sangue che
sono sacri, quelli degli ebrei israeliani. Questo ti fa impazzire.
Secondo i notiziari otto israeliani sono rimasti feriti. Questo è il
totale delle vittime dal lato israeliano mentre qui è l’inferno. Da
quando si è cominciato a parlare del cessate il fuoco è opinione
diffusa tra la popolazione che sia meglio morire piuttosto che tornare
alla situazione precedente all’inizio del conflitto. Non vogliamo
tornare indietro. Senza dignità né orgoglio, siamo semplicemente
bersagli facili senza alcun valore. O questa situazione migliora
davvero oppure è meglio morire. Sto parlando di intellettuali,
accademici, gente comune: lo pensano tutti.
In che modo l’ultimo incidente, l’assassinio dei ragazzi israeliani,
ha scatenato il conflitto?
Sourani: Non penso che l’assassinio dei tre ragazzi israeliani possa
giustificare l’assassinio di 11 persone in Cisgiordania da parte di
Israele. Si è trattato di un incidente individuale: nessun gruppo
palestinese, gruppo politico o Hamas ha rivendicato l’assassinio dei
ragazzi. Eppure l’esercito israeliano ha ucciso persone in
Cisgiordania, tra cui quattro adolescenti. A Gaza e in Cisgiordania
sono state arrestate almeno 1.300 persone, tra cui 28 parlamentari
palestinesi. Inoltre il controllo sulle istituzioni e sulle università
è stato inasprito. Una volta finito in Cisgiordania, sono arrivati a
Gaza, dove 192 persone sono state uccise, di cui il 70% donne e
bambini, e centinaia sono rimaste invalide perché hanno perso le mani,
i piedi o sono rimasti ciechi.
Israele ha lanciato 1.800 raid aerei in una delle aree più densamente
popolate di Gaza. È incredibile il numero di morti e feriti. In tutta
Gaza non è rimasto un posto sicuro. È una vergogna che Israele e la
comunità internazionale consentano tutto questo. Si tratta di veri e
propri crimini di guerra.
Gli abitanti di Gaza hanno completamente perso la speranza?
Sourani: Sono traumatizzati. Sono sotto pressione, con le spalle al
muro. Stiamo parlando di persone istruite, che guardano la TV e
conoscono il mondo. Hanno lanciato volantini e costretto 20.000
persone ad abbandonare le proprie case. Le persone fuggono con solo i
vestiti addosso e tutto quello che possono trasportare a mano, trovano
riparo nelle scuole e sono diventati rifugiati nella loro stessa
terra. I volantini vengono lanciati a mezzanotte, intimando alle
persone di allontanarsi immediatamente. È un problema per chi sceglie
di fuggire, perché abbandona tutto: case, terre, allevamenti. Allo
stesso tempo, quelli che scelgono di rimanere sono in grave pericolo.
Pensa sia possibile una via d’uscita da questo conflitto in futuro?
Sourani: Sì, è molto semplice: porre fine all’occupazione. È tutto ciò
che serve. Parlano di un’occupazione giusta, equa o corretta. Come si
può parlare di giustizia se c’è un’occupazione? Perché hanno firmato
gli accordi e dopo vent’anni ci sono ancora guerre, omicidi,
distruzione, povertà. Non siamo normali, non abbiamo dignità. Ci
stanno uccidendo, minacciando, opprimendo. Non possiamo spostarci
all’interno di Gaza per vedere i nostri amici e parenti. È una
situazione molto pericolosa. Tutta Gaza è sotto coprifuoco, tutto è
immobile.
Cosa è necessario fare nell’immediato?
Sourani: I civili sono nell’occhio del ciclone: sono bersagli. Per
prima cosa sarebbe necessario proteggerli, ad esempio chiedendo alla
comunità internazionale di far rispettare l’articolo 1 della
Convenzione di Ginevra, in base al quale è necessario garantire il
rispetto dei civili. Dovremmo essere i ‘civili protetti’ di questa
occupazione e invece non c’è alcuna protezione. E quindi,
essenzialmente, il governo svizzero dovrebbe invitare le parti
contraenti a organizzare una conferenza con lo scopo di proteggere il
popolo palestinese. Ne abbiamo disperatamente bisogno. In secondo
luogo, la situazione di Gaza era già disastrosa prima di questa
guerra. Da otto anni subiamo un assedio criminale, disumano e
illegale, una forma di punizione collettiva per due milioni di
persone. Non è consentito il movimento di beni o persone. Questa
situazione ha completamente soffocato Gaza, l’ha trasformata in un
posto infelice e in un’enorme prigione. La disoccupazione è al 65%, il
90% dei nostri abitanti è sotto la soglia di povertà mentre l’85%
riceve aiuti umanitari. Ci manca tutto: dall’acqua al trattamento
degli scarichi fognari, che vengono gettati in strada. È il declino
della Striscia di Gaza, e non perché siamo pigri, pazzi o cattivi.
Abbiamo una delle più alte percentuali di laureati al mondo,
manodopera tra le più qualificate del Medio Oriente, una buona
comunità di imprese e abbastanza denaro. Non vogliamo altro che la
libertà di movimento, la fine dell’assedio e la libertà di
circolazione di beni e persone, da e per Gaza. Lo Human Rights Council
dovrebbe inviare una missione investigativa nei Territori occupati, a
Gaza, per indagare sui crimini di guerra commessi da Israele. Abbiamo
bisogno di un comitato che sia in grado di perseguire i sospetti
criminali di guerra. In questa parte di mondo abbiamo bisogno di uno
stato di diritto.
E tutto quello che vogliamo è la fine di questa occupazione criminale
e aggressiva, ma nessuno ne parla. Non voglio l’autodeterminazione,
non voglio l’indipendenza, non voglio uno stato palestinese. Voglio
essere normale. Non voglio questa occupazione. Vogliamo uno stato di
diritto: è chiedere troppo? Ho 60 anni e non ricordo un singolo giorno
vissuto normalmente da me, dalla mia famiglia o dalle persone che
conosciamo. Ho festeggiato il ventesimo compleanno dei miei figli
gemelli il 12 luglio, sotto un bombardamento infernale. Cos’altro
rimane da ricordare?
Alcuni amici israeliani chiamano piangendo e ci dicono: siamo
paralizzati, non possiamo fare nulla se non pregare per voi.
Cosa le dà la forza di andare avanti in questo momento così difficile?
Sourani: Non ho il diritto di arrendermi. Non possiamo essere vittime
passive, continueremo a lottare per la nostra libertà, questo è il
nostro diritto e il nostro obbligo. Il mio team si sveglia ogni
mattina e trova il modo per venire a lavorare. Dobbiamo continuare a
documentare e raccontare quello che succede, siamo qui per proteggere
i civili in tempo di guerra.
Nel 2013 Raji Sourani ha ricevuto il premio Right Livelihood per il
suo impegno costante alla causa dei diritti umani.  Intervista di Roma
Rajpal Weiss.(c) Qantara.de 2014 Editor: Charlotte Collins/Qantara.de

trovate l’intervista originale in inglese:
http://en.qantara.de/content/interview-with-raji-sourani-in-gaza-we-are-just-soft-targets-we-are-very-cheap